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La pandemia non è ancora finita, la crisi economico-lavorativa del Coronavirus ha iniziato a farsi sentire. Alcune previsioni hanno stabilito che il momento peggiore sarà intorno ad ottobre 2020, quando si cominceranno a vedere realmente i risultati dei primi tentativi di ripresa, e con molta probabilità non prometteranno cieli rosa e profitti stratosferici. Le imprese sono in difficoltà in tutta la filiera e le reazioni al lockdown forzato non sempre hanno potuto tenere conto di tutti i fattori in campo.

Potrebbe però esserci un approccio più produttivo, e in un certo senso ottimistico, per contenere i danni collaterali della pandemia: ragionare come le startup. Lo sostiene Enrico Noseda, Chief Innovation Advisor di Cariplo Factory, su Forbes Italia, partendo da un presupposto fondamentale: le startup dispongono solitamente di risorse limitate, quindi tendono ad organizzarsi in base ad una scala di priorità. E sono soprattutto abituate a ottimizzare queste risorse minime per massimizzare i risultati. Questo tipo di approccio culturale, una vera e propria forma mentis, è al tempo stesso rigoroso ma molto più flessibile. Il cambiamento forzato, quindi, è la soluzione che può permettere anche alle imprese più strutturate di uscire dalla crisi.

Non si deve guardare indietro e restaurare quello che è andato ormai perduto. Il lockdown ci ha spinti a reagire rapidamente, proprio come fanno le startup, cercando gli strumenti che ci permettessero di incanalare il flusso di lavoro alle nuove condizioni. Lo smartworking non è stato compreso del tutto, molti hanno dovuto replicare i modelli d’ufficio direttamente dentro casa. Quella che credevamo fosse una situazione temporanea è diventata in realtà la spinta ad una modifica ancora più radicale. Ora serve il passo successivo: un cambio di paradigma culturale.

Le startup lo hanno già introiettato, di solito la flessibilità oraria è indice di una capacità di valutazione che si basa principalmente sui risultati raggiunti, e non sulle ore timbrate sul cartellino. Per sopravvivere bisogna pianificare il futuro con quello che si ha: sfruttando la tecnologia e cambiando la cultura aziendale. Le nuove priorità saranno indubbiamente differenti, principalmente di natura finanziaria, e bisogna imparare a ragionare in un modo completamente diverso per rafforzarsi in un momento di crisi, facendolo diventare un’opportunità senza precedenti. Per Noseda, innovare non va percepito come un rimedio tattico sul momento, ma come piano a lunga gittata: al contrario, un ragionamento così granitico rischia di tenere ancorata la cultura del lavoro a schemi vetusti e irrimediabilmente sorpassati.

Certo, prendere una decisione rapida e il più possibile indolore è un rischio. Il margine di errore c’è, ma è anche vero che dagli errori si impara sempre, perché aiutano a crescere davvero e a tarare al meglio la propria impresa. Velocizzare il pensiero reattivo e proattivo, implementando la cosiddetta cultura da startup nella gestione delle risorse, potrebbe essere una buona iniezione di fiducia e strategia per le imprese italiane, un tessuto lavorativo che principalmente è composto da piccole e medie imprese. Terreno ideale per nuovi modelli mentali di coraggio e visione lungimiranti.