Select Page

Non esiste un modo univoco per ripartire dopo un’emergenza come il lockdown da Coronavirus. Esistono però dei buoni consigli, o anche buone pratiche, dalle quali poter attingere per ricominciare con qualche certezza in più. Ora che la cosiddetta Fase 2 è terminata il timore di una nuova ondata non si è sopito. Le imprese devono riuscire a far fronte ad una crisi che a sei mesi dal blocco inizia a manifestarsi con conseguenze severe: l’analisi di Enrico Verga su Fortune Italia parte proprio dalla capacità di reazione a questo momento di estrema difficoltà, o meglio ancora, dalla capacità di contenimento degli effetti collaterali attraverso alcuni piccoli step di ampia lungimiranza.

Primo fra tutti, l’analisi delle finanze dell’azienda. Bisognerebbe smettere di pensare all’oggi per tentare di guardare ad un domani abbastanza vicino: un piano finanziario a medio termine è possibile, anche di fronte a quelli che Verga definisce “scenari di riduzione del fatturato”. È innegabile che la crisi post lockdown abbasserà i ricavi, per questo bisogno essere pronti: meglio prepararsi con diversi piani di ammortizzazione, dal più ottimista al più catastrofico. In questa area si lavora anche sulla riduzione dei costi vivi per l’azienda, che non deve necessariamente essere tradotto nel sacrificio dello stipendio del dirigente, per quanto gesto nobile.

Un consiglio valido arriva dal mondo dell’automotive giapponese ed è il lean thinking, vale a dire “fare di più con meno” eliminando dal prodotto e dai processi di produzione tutto ciò che il cliente non è disposto a pagare. Un altro suggerimento altrettanto intelligente è invece quello proposto da Andrea Arrigo Panato: ragionare sulla dimensione minima per competere e ripartire da lì con una strategia nuova.

Ad esempio, si è parlato molto di smartworking per continuare la produttività nel momento di chiusura: ma può essere anche la soluzione più pratica per contenere i costi degli immobili aziendali e rispettare comunque le norme di distanziamento. Idem il ragionamento sulle eventuali auto aziendali e su benefit che con un cambio di strategia potrebbero diventare obsoleti. In questo modo si apre la strada al discorso della liquidità, sulla quale concentrarsi seguendo due traiettorie: la prima è quella di focalizzarsi sul proprio prodotto di punta, in modo da spingerlo e valorizzarlo ulteriormente sul mercato.

Secondo Andrea Pietrini, fondatore di Yougroup e imprenditore, è importante anche fare un’analisi approfondita del proprio magazzino, liberandolo dai prodotti che vengono venduti più lentamente. In quest’ottica, abbassarne i prezzi e “svenderli” aiuta comunque il lato liquido dell’azienda, dando spazio poi alla eventuale produzione dei prodotti più forti. L’altro ramo è cercare di lavorare in sinergia con i clienti solvibili, ovvero i buoni pagatori per non incappare in perdite ingenti, e rinegoziare i propri eventuali debiti pendenti con le banche.

Una volta analizzati questi primi punti, si passa agli strumenti di finanza agevolata che servono ad ampliare il discorso dell’innovazione aziendale: in un paese come l’Italia, le PMI tendono principalmente ad arroccarsi su ciò che conoscono, perdendo così grandi opportunità. E specialmente in un periodo come questo, dove la flessibilità e l’apertura alle novità strategiche sono fondamentali, è bene rimodulare molti obiettivi e la strada per raggiungerli. Le proposte ci sono: bandi per l’industria 4.0, ammortamenti, open innovation, welfare aziendale.

Sono questi gli strumenti che, assieme agli altri, serviranno a salvaguardare i veri asset: le risorse umane professionali all’interno dell’azienda. Perderle a favore dei competitor è un rischio che non può essere corso in un momento come questo. La loro valorizzazione durante la crisi è la vera forza di un’azienda. Perché la ripartenza arriva sempre dalle persone.