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Ricordate quando si diceva che il contenuto video avrebbe ucciso la parola scritta e creato un web più visuale? In un’era digitale in cui il tempo è la nuova moneta, c’è una crescente necessità a sfruttare ogni secondo: di conseguenza, è l’ascesa della voce umana e l’evoluzione dei podcast ad essere ora al centro dell’attenzione.

E poiché ci rivolgiamo sempre più spesso ad assistenti virtuali come Amazon Alexa, Siri, Microsoft Cortana e Google, la ricerca di informazioni con la nostra voce sta diventando più facile. Gli utenti mainstream si stanno già abituando a parlare con i loro dispositivi piuttosto che a toccare con una tastiera fisica o virtuale.

Il podcasting, precedentemente noto come “audioblogging”, affonda le sue radici negli anni Ottanta. Me è solo verso la fine del 2004, con l’avvento dell’accesso a Internet a banda larga e dei dispositivi portatili di riproduzione audio digitale come l’iPod, che il podcasting ha cominciato a prendere piede.

Il termine “podcasting” è stato coniato proprio nel 2004 dal giornalista Ben Hammersly in un articolo di giornale per The Guardian. Scriveva di un potenziale boom della radio amatoriale, sostenendo che gli ingredienti erano già tutti presenti: blogging – modalità di produzione dei contenuti popolare e a basso costo- e lettori MP3, in particolare gli iPod, allora di gran moda. Ma come chiamarlo? “Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia?” Sappiamo su quale termine è poi ricaduta la scelta…
Il termine deriva proprio dalla combinazione delle parole “iPod” e “broadcast” a significare proprio come il podcasting sia in grado di combinare la libertà del blogging con la tecnologia audio digitale, in grado di creare un’offerta quasi infinita di contenuti e di raggiungere un’audience potenzialmente enorme in tutto il mondo.

Il primo esempio di podcasting risale sempre al 2004, quando Adam Curry, ex conduttore di MTV e lo sviluppatore di software Dave Winer, codificarono un programma noto come iPodder, che permise loro di scaricare le trasmissioni radio via Internet sui loro iPod.
E già dall’anno successivo le grandi aziende iniziarono a riconoscere l’opportunità, Apple è in testa con iTunes 4.9, il primo aggiornamento con supporto nativo per i podcast. E a proposito di riconoscimento, proprio nello stesso anno, George W. Bush diventò il primo presidente ad avere un discorso settimanale come podcast. Fatto curioso: il 2005 è anche l’anno in cui il “Podcast” viene dichiarato “Parola dell’anno” dal New Oxford American Dictionary.

Nel 2006, fu il grande Steve Jobs a dimostrare come realizzare un podcast, utilizzando GarageBand: questo fu un chiaro messaggio per tutti i concorrenti che il mezzo doveva essere preso sul serio. La popolarità dei podcast era in crescita, con Ricky Gervais che stabilì il record del Guinness dei primati per la maggior parte dei podcast scaricati, oltre un quarto di milione per episodio, per il primo mese.

Qualche anno dopo, Adam Carolla diventò il detentore del Guinness World Record per il podcast più scaricato, riuscendo ad accumulare ben 59 milioni di download unici tra marzo 2009 e marzo 2011. Due anni dopo, nel 2013 Apple annunciò che il numero delle iscrizioni ai podcast aveva raggiunto la cifra di 1 miliardo, rendendo evidente come la richiesta di contenuti audio fosse ormai enorme.

E oggi? Attualmente, ci sono più di 250 milioni di ascoltatori di podcast in tutto il mondo (oltre 12 milioni solo in Italia, con una crescita del 30%) e oltre 1 milione podcast offerti al pubblico per intrattenere, informare, insegnare. Molte aziende stanno cercando di trasformare il podcasting in un business, usandolo a scopi di branding e marketing: colossi come Heineken e General Motors hanno già creato i loro podcast per attirare i consumatori.

Del resto, il modo in cui recuperiamo e digeriamo le informazioni si sta evolvendo. Anche se Apple ha aggiunto per la prima volta i podcast ad iTunes nel 2005, stiamo iniziando solo adesso a capire il valore della voce umana. Ma perché dovremmo essere così sorpresi?

L’umorismo, la compassione e l’empatia sono solo alcuni dei modi in cui possiamo connetterci tra di noi sia autenticamente che emotivamente attraverso il tono della nostra voce. Una conversazione su Skype può essere trasmessa in tutto il mondo entro pochi minuti dalla fine della chiamata.
Impegnarsi con il pubblico e ispirare inconsapevolmente qualcuno dall’altra parte del mondo irradiando la vostra voce nelle loro orecchie è ora possibile per chiunque. Ma è la portabilità e la capacità di ascoltare un podcast mentre si lavora, si fa esercizio, si fa il pendolare o si porta a spasso il cane che ad essere molto attraente.

Nonostante l’accesso a quasi tutti gli album o a tutte le canzoni con la semplice pressione di un tasto, sembra che gli utenti stiano cominciando a stancarsi delle loro 20 migliori playlist musicali. E mentre Spotify continua ad aggiungere altri podcast alla sua piattaforma, ci sono già indicazioni che stiamo iniziando a desiderare qualcosa di più di un’altra hit di successo durante i nostri viaggi.