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Nel campo del marketing, gli ultimi mesi di pandemia sono stati un momento di grande fermento: nonostante lo sgomento di fronte ad una situazione imprevedibile, la creatività non si è fermata e ha gettato i semi per le tendenze marketing del futuro: in linea generale saranno sempre più capillari e verticali, attenti alle nicchie di mercato dove si parla un linguaggio specifico comune, con buona pace delle classiche comunicazioni generaliste ormai sovraffollate di player.

Quello che non funzionava già da tempo (il clickbait, la superficialità, l’approssimazione dovuta all’urgenza di pubblicazione per restare nell’area giornalistica) è ormai diventato carta straccia anche per Google, il deus ex machina delle ricerche -e di conseguenza, dell’offerta di contenuti- che si trovano online. Secondo un’analisi di business2community.com, i trend marketing del futuro si concentreranno principalmente su questi vettori direzionali: il microinfluencing, il web design intuitivo, il data driven marketing, e naturalmente l’audio.

Rapido excursus sul microinfluencing che funziona, e non solo per i like sui social. Ci si specializza sempre di più sulle nicchie, campo in cui gli influencer bravi con meno di 20mila follower sono dei fuoriclasse assoluti. Perché? Una parola: community. Chi ha cura della propria community di appassionati di piante, tech, automotive, musica, cibo, beauty, riceve fiducia. E la fiducia nell’esperienza di quella persona è sempre il miglior viatico ad un acquisto, ROI per post sponsorizzato che, per farla breve, soddisfa tutti: l’azienda che ha investito sul microinfluencer avendo un eccellente ritorno, il microinfluencer che rafforza la fiducia della community, la community che non prenderà delle fregature.

Tutto questo ha parecchio in comune col data driven marketing, perché l’analisi dei dati delle varie community/acquisti/ricerche permetterà di rendere le esperienze di navigazione sempre più tailor made, ovvero sartoriali. Senza però costringere il cliente in una bolla fatta sempre delle stesse proposte, come avviene oggi.

Va fatto un focus su quanto riguarda l’audio e l’ascolto, e i due campi in cui il marketing si sta specializzando. Entrambi riguardano il contenuto audio che si propone. Primo, la voice search, ovvero la ricerca di informazioni utili comandata via audio. Cambierà molto, perché le ricerche vocali sono molto diverse da quelle effettuate scrivendo: il contenuto sottoposto a ricerca vocale sarà molto più articolato, con domande più lunghe (e di conseguenza chiavi di ricerca a coda lunga) in grado di rispondere correttamente, capillarmente, alle richieste poste.

Il cosiddetto linguaggio SEO, fatto di parole accostate forzatamente, dovrà modificarsi radicalmente per accogliere le nuove esigenze dei clienti: la scrittura SEO è solitamente search oriented e sarà proprio questo a cambiare, perché si rimetterà al centro il lettore, o meglio l’ascoltatore. Da search oriented a customer oriented. Il trend del podcasting continua la sua scalata positiva, costante e totale. Le varie tipologie di podcast permettono di diversificare correttamente le finalità della promozione, dal personal branding del singolo all’approfondimento sui temi che coinvolgono maggiormente l’azienda.

I podcast per loro natura sono fruibili ovunque, e l’ascolto passivo è uno strumento molto potente: da non sottovalutare il Q&A podcast di domande e risposte specifiche su temi molto ben definiti, che non va solo a integrare la sezione FAQ con l’audio ma può essere molto utile quando si devono dare informazioni precise e specifiche. È un modo per ampliare la audio brand identity, campo d’azione molto serio e definito per costruire un’immagine digitale sfaccettata, onesta e chiara a tutti.