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05/28/2020 6:58:48 PM05/28/2020 6:58:48 PM

Di Samantha Catini, ufficio stampa SC comunicazione

Keep in touch. Nel senso letterale di tenersi in contatto, sedersi attorno a un tavolo per un drink o un bicchiere di vino, e inevitabilmente si finisce per pronunciare la frase più conviviale di tutte: “facciamo un’altro giro?”. La maggior parte della comunicazione a livello professionale fa affidamento sulle relazioni esterne, che si svolgono toccando letteralmente l’interlocutore. E instaurando con lui un rapporto di lavoro formale ma al tempo stesso umano, unico e strettamente personale.

Cosa accade quando la parte fisica viene meno? Nell’immaginario collettivo, un periodo di crisi come un lockdown, un’emergenza politica o un disastro ambientale provoca la sensazione di essere inscatolati dentro un vecchio televisore anni Ottanta. Improvvisamente si gira la manopola sull’off, lo schermo diventa nero, e rimane solo la luce centrale fissa, bianca, ipnotica.

Ma per fortuna non siamo negli anni Ottanta, bensì negli anni 20 del nuovo millennio. Le piattaforme social sono le finestre da cui affacciarsi quando comunicare di persona diventa impossibile. Lo schema abituale del contatto umano si sublima e si presenta sotto mille filtri instagram, in video chat di gruppo su Zoom o dirette Facebook. Forse questa sovraesposizione proietta desideri e racconta storie già sentite, ma permette di ricreare l’umano senso di comunità affollata come lungo la banchina della metropolitana.

In qualunque settore e su diversi piani di business, i comunicatori girano in maniche di camicia e aprono le porte alle tecnologie più avanzate. Si è assistito al boom di piattaforme di dialogo multiplo come Zoom o Teams, e c’è chi ha osato persino di più con la riproduzione di ologrammi tramite i maggiori player di telecomunicazioni, e viaggi nella Virtual Reality.

Azzardato? Questa è l’occasione perfetta per poter ricreare l’intimità di un evento esclusivo senza scadere nella malinconia, regalando la concreta certezza che dalla tecnologia intelligente si possa ripartire per sentirsi di nuovo umani. La lingua è cambiata ed è possibile impararla e, può suonare strano, per farlo si parte proprio da un nuovo modo di vivere il contatto con gli altri.

Sorpresi? Si può essere unici pur nella replica streaming. Ci si può divertire a immaginare i social come un nuovo bistrot dove incontrarsi per stare in compagnia e parlare di affari, studiare progetti, gettare le basi per nuove idee condividendo virtualmente una bottiglia di vino dell’annata migliore.

Ma un tavolo tecnico o una conferenza stampa possono avvenire in streaming? Sì. Selezionando canali unici e dedicati, si affida alla realtà virtuale l’occasione di incontrarsi in uno stesso tempo e luogo. Il futuro. Le trasformazioni che sembravano lontane e irrealizzabili in un breve arco di tempo, si compiono. Anzi, si stanno compiendo senza di noi.

E se è vero che un cambiamento sociale, e di conseguenza storico-politico, avviene nell’arco di almeno un secolo, in questa particolare situazione di emergenza mondiale è accaduto in pochi mesi. Tre settimane sono sufficienti a fare di un cambiamento un’abitudine, commentano le comunità di clinici, pedagoghi e psicologi. Per quanto riguarda la comunicazione è stata questione di un giorno. O poco più.