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Ce ne siamo accorti tutti durante la sessantena, i due mesi di lockdown che hanno profondamente cambiato il tessuto sociale, economico e persino culturale del nostro paese, che nulla sarebbe stato più come prima. Anche la relazione affettuosa col supermercato preferito, con i banchi dei frutta e pane, con pescherie e macellerie è stata completamente stravolta. E non solo per le necessità di guanti, mascherine e distanziamento sociale che servono a contenere l’eventuale contagio.

Dove sta andando il retail è la domanda che si sono posti gli osservatori cominciando a leggere questi profondi cambiamenti, perché effettivamente il Covid-19 può essere già considerato uno spartiacque per il mondo del grocery retail, come scrive Fruitbook Magazine citando l’esperto Brittain Ladd che si è occupato del caso degli Stati Uniti. E a grandi linee possono esserci somiglianze anche con l’universo di qua dell’oceano Atlantico.

Tanto per cominciare, cambierà la fruizione dei supermercati e dei mercati. La possibilità di fare spesa online e ritirare personalmente, o farsela consegnare a domicilio, è stata ampiamente esplorata durante il lockdown. Quello che dovrà essere lasciato indietro sono i problemi tecnici, come intasamento dei siti causa eccesso di traffico o l’impossibilità di acquistare: nel concreto, si traducono in perdita di un cliente, che nel supermercato fisico accade molto più di rado. Secondo Ladd “i clienti vogliono maggiore velocità e semplificazione dell’esperienza di acquisto” e questo dovrebbe fungere da ispirazione alle catene di supermercati nella loro completezza. Vale a dire la cura dell’ecosistema della filiera, dai magazzini alla logistica fino alla supply chain che dovrà funzionare in maniera impeccabile.

In sostanza, è lo stesso modello di business che va profondamente rinnovato e ripensato, in virtù della prossimità che mai come in questo periodo si è rivelata un’urgenza vincente: tenere i magazzini della logistica lontani chilometri dai centri abitati è controproducente. Esempi virtuosi di filiera corta e ottima risposta all’emergenza si sono osservati nei piccoli centri abitati, con i negozi di quartiere (alimentari, frutterie, pescherie) che hanno gestito egregiamente il vuoto della distribuzione, organizzando servizi a domicilio personalizzati cui si sono dedicati anima e corpo nel vero senso della parola.

Il lavoro di crisis management di questi negozi può essere d’ispirazione per l’adozione di un sistema che Ladd definisce MFC, acronimo di “Micro-fulfillment center” basato sulla gestione robotica di piccoli centri di evasione ordini online, che paradossalmente può essere cruciale per la distribuzione nelle grandi città, dove la rete è meno capillare. Resta comunque centrale la questione sociale del nuovo retail: migliaia di lavoratori essenziali alla struttura dei supermercati e della GDO, potrebbero perdere i posti di lavoro. E una riconversione tecnico-specializzata non è sempre immediata, o desiderata. Il capitale umano è a rischio sparizione, o il Covid-19 ci insegnerà anche a rimettere al centro (digitale) le persone?