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06/10/2020 8:31:11 AM06/10/2020 8:31:11 AM

I suoni sono il complemento di identificazione di un brand, anche nella società dell’immagine come quella attuale. Catturati dalle immagini o dai video, tendiamo a pensare che abbiano un ruolo di secondo piano. Invece nella memoria si imprimono potenti e spesso sono il primo elemento che il nostro cervello utilizza per riconoscere qualcosa.

Di tipologie di suoni identitari ce ne sono molti e di diversa natura: le sigle di programmi tv diventate iconiche (e mai cambiate per questo) sono l’esempio più immediato. Ma si può pensare anche alle sirene che identificano emergenze in corso, e che abbiamo imparato a riconoscere come allarmi. O, su un altro versante, si possono nominare i jingle radiofonici, che permettono di individuare su quale stazione siamo planati nello zapping compulsivo.

La audio identity è il signature sound del proprio marchio, la firma sonora di ciò che siamo. Il sito Mediaupdate riassume efficacemente il concetto con un esempio: pensare al proprio brand come ad un individuo con una certa personalità. Ognuna di queste ha vari modi di esprimersi e l’identità audio deve necessariamente avere una propria personalità che si estende anche al suono. Per intenderci, una voce precisa permette più facilmente di riconoscere un marchio, e si conseguenza interagirci. L’engagement che arriva dall’identità sonora è ugualmente forte a quello dell’identità grafico-visiva.

Il plus dell’audio è la sua comodità di fruizione. Un video costringe ad un’attenzione doppia e implica l’impegno di due sensi, vista e udito. In maniera più semplice, l’audio occupa soltanto le funzioni dell’udito. Chi si dedica all’ascolto di un podcast o della propria stazione radio preferita non è costretto a restare inchiodato ad una scrivania per seguire delle immagini, ma può tranquillamente fare altro: coprire la distanza casa-lavoro, prendere i mezzi, farsi la doccia. Senza per questo perdere la concentrazione.

Matt Lieber di Gimlet Media, una delle compagnie di podcasting più famose degli ultimi anni, lo spiega chiaramente: “L’audio permette alle persone di sentire le cose. Con l’esplosione di podcast, streaming musicale e smart speakers, una strategia audio non è un di più di un brand, è una vera necessità”.

Cosa significa creare una audio identity?

Abbiamo chiarito che avere una audio identity sia ormai una necessità per i brand. Creare la audio identity significa lavorare su quattro punti fondamentali che mixano concetti di marketing e di sound production. Non ci si può improvvisare creatori di audio identity, così come non ci si lancia nel mestiere di copywriter o grafico senza adeguate conoscenze. Per mettere a punto una corretta brand audio identity serve una ricerca che deve includere:
– l’approfondimento onesto sul prodotto in vendita
– l’audience da definire con elementi come età e riferimenti culturali
– le sensazioni di chi lavora all’interno dell’azienda in merito al prodotto.

Consiglio extra: webinar e focus group dedicati all’utilizzo di un prodotto possono essere utili per trovare suggestioni inedite.

Cosa significa brand audio analysis?

La preventiva analisi audio di un marchio prevede di partire da collaboratori e partecipanti ai research group per stabilire l’audio identity. Si lavora su alcuni tratti peculiari come i tratti demografici dell’audience e la mission del brand, in modo da per comprendere il range di parametri dentro cui si svilupperà il brainstorming creativo dell’audio. Un esempio concreto: un brand di cibo per neonati difficilmente sceglierà suoni cupi e atmosfere dark per essere identificato. Più facile che scelga di muoversi su toni allegri, lievi e sognanti.

Perché creare il suono del proprio marchio?

Per essere riconoscibili immediatamente, sempre. Che sia una determinata melodia o un tappeto musicale, il signature sound servirà ad evocare quella determinata atmosfera che volevamo trasmettere all’ascoltatore. Si chiama mood ed è l’elemento principale per identificare un brand: nel mondo della radiofonia è la base su cui si diversificano le stazioni, in quello pubblicitario è la base per lo sviluppo degli spot. Il consiglio base è uno solo: non improvvisarsi sound producer. Il mondo del sonoro è tanto affascinante quanto rischioso: sempre meglio affidarsi a chi sa lavorare per sonorizzare correttamente… le aspettative marketing.

Cosa significa farsi ascoltare?

Preparare la propria audio identity non può escludere l’ultimo passo, vale a dire la fruizione. Una volta messo a punto il “chi ci ascolta” bisogna stabilire il dove e il come. Ragionare sull’audio identity destinata ad una app aziendale è diverso dal mettere a punto l’audio per un podcast o dal registrare uno spot per le radio. Dove vogliamo essere ascoltati? Come vogliamo promuovere questo ascolto? È importante stabilire la durata di questo audio in base al tipo di piattaforma e medium su cui andrà suonata, e va anche tenuto conto dell’eventuale integrazione con una parte visual. L’audio e il video devono essere sempre allineati per quello che riguarda il mood del brand.