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Sorpresa: l’audio non è un mezzo di comunicazione nuovo. Esiste pressoché da sempre, persino prima della scrittura. La trasmissione orale delle storie si perde in un tempo infinito ed è da lì che nasce l’interesse per la narrazione. Per quanto riguarda l’audio musicale, dai primi strumenti di registrazione e trasmissione di strada se ne è percorsa molta, con la grande rivoluzione digitale in grado di innalzare ancora di più il livello.

In linea generale, il mondo audio contemporaneo è sfaccettato, ricco, eterogeneo. Ed è diventato progressivamente, da qualche anno a questa parte, lo strumento più capillare per riuscire a raggiungere determinati pubblici attenti. Un riassunto delle potenzialità audio per il marketing lo ha fatto Alberto Mazzieri, director of Sales di Spotify, nel suo intervento per il loveAudio Digital 2020 “The Future Of Audio is Now”, incentrato proprio sulle opportunità audio da sfruttare per il grande pubblico.

Mazzieri è partito da un numero: 4 miliardi (e oltre) la quantità di playlist in piattaforma. Ai contenuti musicali si sono aggiunti i contenuti audio, ovvero i podcast, che coprono argomenti e temi di ogni tipo: le cifre sono impressionanti, più di 1milione e mezzo di podcast nei 92 paesi in cui è presente Spotify. Ma sono altri numeri quelli ancora più interessanti: la media dello streaming dei contenuti audio è 17 ore a settimana, più di 2 ore al giorno. Un tempo importante, e in crescita, che permette di far comprendere quanto sia importante lo strumento audio quale risorsa marketing. L’aumento delle ore di streaming giornaliere e settimanali è dovuto in particolare ad una facilità della fruizione: ci sono tanti modi per ascoltare, more ways to listen, sia gli streaming audio sia la musica, da desktop e da mobile.

Grazie all’evoluzione tecnologica, anche i sistemi di infotainment in auto, le connected tv, gli home speaker hanno contribuito a far aumentare il tempo di ascolto. L’ampia selezione disponibile per creare un’esperienza personalizzata può essere fatta arbitrariamente, ma anche attraverso l’affidamento all’algoritmo, che raccoglie informazioni sui gusti dell’utente e permette di affinare e anticipare sempre di più le sue eventuali ricerche.

L’era digitale è “the new golden age of audio” perché è avvenuta una piccola trasformazione in grado di modificare molto i meccanismi di fruizione: un passaggio da un’esperienza lineare come quella radiofonica, dove si recepiva e si era semplicemente ascoltatori, ad una esperienza completamente on demand, personalizzata, dove l’ascoltatore è anche utente e creatore di un proprio palinsesto di contenuti, quando non del contenuto stesso. Di conseguenza, non è solo la variegata quantità di audio a pesare sulla fruizione, ma anche e soprattutto la qualità di questi contenuti, nominalmente i podcast.

In Italia ci sono circa 10 milioni e 600mila ascoltatori su Spotify, e non si tratta solo della fascia di età di principale fruizione, vale a dire i millennial. Grazie ai podcast anche audience più giovani possono essere conquistate, così come quelle più mature e senior: news, finanza, tematiche lgbtq o young, permettono di portare all’attenzione di un certo tipo di pubblico argomenti che non avrebbero spazio mainstream o generalista. Specialmente quando curati scrupolosamente, i podcast sono in grado di conquistare sempre più persone all’ascolto, fidelizzando l’audience su un determinato ventaglio di temi e interessi.

A maggior ragione oggi che l’audio è fruibile ovunque e in ogni momento “screenless”, come lo definisce Mazzieri. La sopraffazione video è vista da molte persone come una gabbia da cui fuggire, e l’audio è la migliore via di fuga. La raccomandazione è una sola: presentare contenuti audio ben realizzati, approfonditi e autentici, in grado di conquistare una nicchia fedele.

Per un’azienda ragionare e investire in una serie podcast curata, correttamente targettizzata, da diffondere su diverse piattaforme audio può essere parte integrante e culturale di una strategia promozionale vincente: ma deve essere fatta bene. I podcast non si improvvisano, come non ci si improvvisa podcaster. Di fronte a quantità così ingenti di concorrenti, è necessario affidarsi ad autori, speaker e producer professionisti in grado di tradurre in formato audio le necessità e le aspettative del brand.